esperienza
Relazione Personale sul Corso di Braille tenutosi nella sede U.N.I.Vo.C. di Napoli ” maggio - giugno 2002
Sono trascorsi circa 2 anni e mezzo, dal momento in cui, dopo un periodo di incontri e gite, organizzate dall’U.N.I.Vo.C, decisi di iscrivermi a questa ONLUS, Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, costituitasi ad Assisi l’11 marzo 1992, quale una vera e propria emanazione dell’Unione Italiana Ciechi, che si propone come scopo fondamentale “l’abbattimento delle difficoltà che ostacolano la piena integrazione sociale dei minoratim della vista, attraverso interventi personalizzati, a supporto del singolo, delle istituzioni pubbliche e di quei servizi, che offrono al non vedente, la possibilità di un’esistenza serena”.
La mia scelta, fu motivata da tutta una serie di osservazioni e considerazioni personali, maturate nei miei momenti di riflessione e di introspezione.
Io, sono una studentessa universitaria, che come tutti gli studenti di questo mondo, vive la sua quotidianità intervallata da momenti di tensione, in prossimità di esami da superare, tensioni molte volte ingigantite, da “banali giustificanti” ed accompagnate da altre preoccupazioni che in gran parte, quando non motivate seriamente ci costruiamo da soli.
Sono state proprio queste banali giustificanti, che mi hanno spinta a guardare un po’ dentro di me, cercando di andare oltre le convinzioni sociali, oltre queste standardizzazioni ormai imposte dal nuovo mondo globalizzato, oltre questa fretta sfrenata del fare per, quasi come se il mondo fosse fatto di soli “IO”.
Quando nel corso dell’ultima assemblea, il Presidente dell’U.N.I.Vo.C. di Napoli, Salvatore Petrucci, comunicò ai presenti, tra le varie informazioni, anche la possibilità di frequentare per circa un mese, un corso di Braille, fui da subito entusiasmata all’idea, soprattutto, perché avevo già da un po’ di tempo, il desiderio di conoscere, di capire, questa forma di comunicazione, per me incomprensibile.
Avevo già visto una macchinetta per scrittura Braille ed era stata una persona davvero speciale a farmela vedere, una signora non vedente, alla quale sono molto legata, che conobbi in occasione di un accompagnamento ad una gita, che tempo dopo mi capitò di andare a trovare.
Ad essere sincera, per quanto cercasse di spiegarmi, non riuscivo bene a capirne il funzionamento, ma mi incuriosii al punto, che all’occasione, non ho esitato a far parte del gruppo, che avrebbe frequentato questo Corso di Braille.
Suddiviso in 2 lezioni settimanali, di 2 ore, per 4 settimane, il corso si è aperto con un Excursus Storico, condotto dalla prof. Maria Paolantonio, che con la sua voce delicata, ma al tempo stesso incisiva, ci ha fatto una introduzione storica del Metodo Braille, percorrendo tutti gli altri metodi esistiti prima, nonché osservazioni sull’importanza della formazione, nell’ambito del volontariato, sotto tutti gli aspetti.
Alla figura del francese, Louis Braille che nel 1825 ideò il sistema di scrittura in rilievo per non vedenti, è legato un traguardo che fino al 1952 sembrava essere irraggiungibile:
“Consentire anche ai non vedenti la possibilità di leggere, quale preziosa attività che consente ad ognuno di istruirsi, crescere umanamente e culturalmente e trovare molteplici occasioni di svago”
In quell’anno infatti, il 1952, l’ONU ha dichiarato il metodo Braille, sistema di scrittura ufficiale dei Non vedenti.
Basato essenzialmente su 6 punti, consente a seconda della posizione degli stessi, di identificare una lettera, un numero, un segno di punteggiatura, e formare così una parola, una frase intera, consente quindi di scrivere un qualsiasi testo.
E così, sotto la paziente ed attenta guida del prof. A. Scarsella ho imparato davvero a scrivere in Braille!
Per me, è stato un po’ come ritornare indietro nel tempo; piacevolmente ho riprovato la stessa sensazione, che un bambino prova, quando dopo intere paginette di lettere alfabetiche, ripetute quasi infinitamente, per ricordarle, memorizzarle e scriverle bene, si avvicina ai genitori, porgendo quel foglio, dalla cui lettura dei genitori, attende con ansia, un’ apprezzamento positivo.
Io, però, ho avuto questa volta fretta, fretta sì, ma di imparare; il professore, potrà infatti confermare, che per quanto raccomandasse di ripetere per più volte la stessa parola o la stessa frase, per memorizzarla meglio, io trasgredendo volontariamente questa raccomandazione, gli scrivevo delle lettere, raccontando ad esempio una mia giornata quotidiana.
Anche io però, come quel bambino, aspettavo con ansia, la valutazione di quanto scritto, ed ho con piacere accolto, tutte le raccomandazioni che avrei dovuto seguire per evitare errori, quanto gli apprezzamenti per una buona scrittura.
A conclusione di questa mia relazione personale, vorrei ringraziare l’U.N.I.Vo.C. che finanziando in autonomia questo corso, mi ha dato la possibilità di imparare una nuova forma di comunicazione, per me e soprattutto il professore, che con quella che nei testi giuridici chiamano “diligenza del buon padre di famiglia” ha seguito con pazienza, passione ed entusiasmo, me e coloro che con me, hanno condiviso questa esperienza.
Dimenticavo!
Penso si sia capito a cosa mi dedicherò prossimamente, soprattutto in vista del periodo estivo: scriverò tante lettere, ovviamente in Braille;
attività che già in nero su bianco, si sta quasi perdendo, perché ormai sostituita dalle mail elettroniche, ma che è una delle attività che mi ha spinto ad imparare il Braille.
Non mi è bastato offrire volontariamente la mia disponibilità, donare un servizio, ho voluto cercare ed ho trovato una possibilità, una piccola finestra di comunicazione in un piccolo mondo, fatto di persone speciali, nella convinzione che oltre la predisposizione individuale, il volontario, necessita di attività di formazione per consentirgli un intervento mirato ed adeguato alle esigenze dei fruitori dei servizi.
Lo scambio di esperienze, di conoscenze, tra realtà apparentemente diverse, da sempre porta l’uomo ad avvertire il senso di sé e alla comprensione dell’altro; trattasi di un arricchimento, indispensabile, quando si comprende il dono della vita, come un cammino di perfezionamento umano, che merita di essere percorso, al di là di ogni condizione personale, fisica e sociale, nella convinzione che questo mondo, non è poi, in fondo, tutto composto da tanti “io”, ma anche da tanti “NOI”.
Non mi resta, quindi che avvertire indirettamente le persone che ho conosciuto grazie all’UNIVOC, per alcune delle quali sono particolarmente legata, di controllare la buca della posta, potrebbero trovarci una mia lettera e chissà magari anche io, un giorno, potrei trovare nella mia, una lettera che sarò lieta di leggere con entusiasmo.
Anna Nappi

