una gita
Una gita d’Ottobre.
L’appuntamento è alle ore sette del Sabato 11 ottobre, vicino all’hotel Terminus.
Per noi Napoletani è prassi attendere, a questa fermata, i pullman in partenza per le gite di gruppo. Questa però è una gita molto speciale, perché è la prima volta che farò il viaggio con un gruppo di non vedenti. Per il week end è stata organizzata una visita alle grotte di Frasassi, e al Museo Omero di Ancona. Come coniuge di un volontario dell’UNIVOC, sono stata invitata a partecipare anch’io, come accompagnatrice. Mio marito ed io ci dirigiamo al posto stabilito, dove c’è già un gruppetto di persone che attende.
Ci presentiamo e insieme aspettiamo il pullman che arriverà da Marano con alcuni passeggeri, che prenderà lungo il percorso. Passano pochi minuti, mi guardo intorno e noto il volto di un conoscente, che presento a mio marito, pensando che è anche lui un volontario. Ci spiega invece, che è venuto ad accompagnare al pullman la figlia.
Conosco così la prima partecipante alla gita: una graziosa ragazza con capelli castani e ricciolini, pressocchè dell’età della mia seconda figliola. Mi stringe la mano cordiale, e con una voce dolce e pacata mi dà il benvenuto.
Avverto subito che sto per iniziare un viaggio che non dimenticherò mai più!
Ecco che arriva il pullman, accolto con un coro di gioia. Sistemiamo i bagagli, e siamo invitati dal presidente e dalla sua vice, energica ed organizzata, a prendere posto: un accompagnatore ed un non vedente, secondo un ordine prestabilito.
Mio marito sale subito e prende posto accanto ad un anziano e simpatico signore che accompagnerà per tutto il viaggio; salgono anche gli altri partecipanti ed infine arriva anche il mio turno. Salgo e mi presentano la signora che sarà mia compagna. Sono ormai saliti tutti e, come sempre, i più giovani hanno occupato i posti in fondo.
L’autista chiude le porte e si parte. Sono circa le otto, l’aria è tiepida, mentre un sole caldo fa capolino attraverso i vetri dei finestrini del pullman, che corre veloce come i nostri pensieri, interrotti dalla voce amplificata del presidente che ci dà il benvenuto. Fa’ le presentazioni dei partecipanti, soffermandosi su ognuno, per farci conoscere almeno sommariamente.
Ci saranno, poi, due giorni di vita comune che ci permetteranno di familiarizzare.
Ci descrive il viaggio che faremo, con le soste lungo il percorso e gli orari di arrivo. Quando smette, un lungo applauso echeggia nell’aria. Poi si sente il vociare dei commenti che ciascun partecipante intavola con il proprio vicino.
La signora che mi è seduta accanto è di qualche anno più giovane di me, molto distinta, amabile: si crea subito fra noi una cordiale affinità. Sicuramente non ci mancheranno argomenti di conversazione.
Guardo fuori i campi arati di fresco e in lontananza gli alberi ancora verdi, in quest’autunno così mite, mentre ci allontaniamo dal nostro bel Vesuvio, amato e temuto al tempo stesso, e ci dirigiamo veloci verso la campagna laziale. Mi viene spontaneo descrivere tutto alla mia vicina, che ascolta attenta. Avverto la sua contentezza e mi sento pervasa da profonda gioia.
I giovani cominciano a diventare più vivaci. Rompendo il ghiaccio, si fa largo fra tutti una simpatica partecipante che declama una poesia prosaica ma molto divertente che fa ridere tutti, ricevendo applausi e complimenti.
L’autista rallenta, siamo arrivati all’Autogrill La Macchia e ci prepariamo a scendere per la nostra prima sosta. Un buon caffè è proprio quel che ci vuole!
Dopo la concordata mezz’ora di intervallo, si risale sul pullman alla volta di Assisi. Ed è quà che consumiamo la nostra colazione a sacco, seduti sul muretto che circonda un arioso spazio, dove sorge un rustico centro commerciale di vendita di prodotti locali, previo invitante assaggio degli stessi.
Siamo, però, in ritardo rispetto alla tabella di marcia, l’autista cerca di recuperare con una guida veloce, ma prudente. Ci dirigiamo solleciti, verso il versante appenninico della provincia di Ancona, che fa parte di una fra le aree, protette del Parco, più belle delle Marche. Fra i Comuni interessati c’è proprio Genga, con le celebri Grotte di Frasassi, che ci accingiamo a visitare.
L’ingresso è stretto, per cui ci disponiamo a gruppi di due persone e una guida ci accompagna nei meandri di queste grotte sottorreanee. Dopo un tratto di tunnel piuttosto scuro e stretto entriamo in una prima sala: siamo in una caverna grandissima, circondati da formazioni geologiche di aggregati cristallini di calcare. Dal soffitto pendono le stalattiti con la caratteristica forma di coni allungati col vertice verso il basso, in corrispondenza per terra le stalagmiti che salgono verso l’alto. Ci sono poi le colonne, nate dal continuo accrescersi verso il basso dalle stalattiti e verso l’alto dalle stalagmiti. Assumono dimensioni imponenti e aspetti meravigliosi; è una festa di ricami e festoni dai colori alabastro lucido o opaco, con tonalità più o meno candide, a seconda della purezza della goccia: quella goccia così minuscola che cadendo, continuamente, nei millenni ha generato queste meraviglie di architettura. La fantasia spazia. La guida ci fa scorgere in quelle formazioni, ora il profilo di Dante, ora la sagoma di un’orsa. Ci stupisce, spiegandoci che è facile in queste grotte perdere il rapporto delle misure. Ci indica una stalagmite in alto, appoggiata su una sporgenza, che somiglia tanto ad una statua della Madonna, e sembra misurare appena trenta centimetri, invece, è alta due metri e mezzo. In alcuni punti il soffitto della caverna supera i duecentocinquanta metri di altezza. E la lunghezza del nostro percorso incantato è stata di tre chilometri.
Usciamo che il sole sta per tramontare, ma ancora in tempo, per fare un giro per le stradine deserte e mediovali del paesino di Genca, col suo Museo d’arte Sacra di San Clemente nella piazzetta e la fontanina sul belvedere su un territorio, ancora immerso in una natura integra e rigogliosa.
Bisogna pensare a sistemarci in albergo. Ci ritroviamo tutti nella sala del ristorante dove ceniamo con appetito e commentiamo la giornata trascorsa. Un buon sonno ristoratore ci ritempera.
Oggi, domenica è prevista la visita al Museo Omero. Dopo colazione si parte.
Il nostro pullman inizia la discesa verso Ancona, meta del viaggio. L’aria è fresca perché ancora non riscaldata dal sole, che promette di brillare in un cielo azzurro, come il mare, che da lontano si comincia a mostrare, mentre le morbide colline si allontanano alle nostre spalle.
Il Museo Omero è ubicato nella Mole Vanvitelliana, nei pressi del porto. E’ stato pensato per permettere ai non vedenti di avvicinarsi all’arte, toccando le copie delle sculture di arte classica e contemporanea.
Siamo accolti da due giovani assistenti che, dopo una breve presentazione, ci introducono nelle sale del Museo. Ben disposti su opportune pedane ci sono le riproduzioni di celebri sculture, modelli architettonici e plastici di costruzioni famose. Con molta attenzione ciascun accompagnatore cerca di illustrare al proprio accompagnato le opere, che vengono meticolosamente toccate. Accanto a ciascuna opera la scritta anche in braille.
Nel giardino della Mole facciamo la foto di gruppo e ci accorgiamo, ahime’, che il tempo vola.
C’è appena tempo per il pranzo e poi bisogna, subito, mettersi in marcia.
Si programma la prossima gita, nuovi luoghi….
Poi, col trascorrere del tempo, nel pullman cala il silenzio per un breve pisolino, intanto l’autista imbocca l’autostrada.
Mi accorgo che la mia vicina è sveglia e intavoliamo una bella discussione sulle pietanze: constato che deve essere brava in cucina. Ascolto i suoi consigli e mi scrivo qualche ricetta. Mi interessa quella per preparare il Danubio: una torta rustica, composta da tanti panini tutti vicini, che una volta cucinati rimangono attaccati, ma si possono facilmente staccare.
Adesso sono tutti svegli e vivaci; si avvicina al microfono la solita ragazza che allegramente imita la macchinetta del caffè e ci sembra di sentirlo questo caffè che sale, ci manca però, l’aroma. Intuitivo, il presidente ci comunica che ci fermeremo al prossimo autogrill, così chi vuole ne potrà bere una tazza.
Noto che il sole è tramontato e, intorno, i monti si stagliano scuri su un cielo, dove appaiono lentamente le prime stelle. Al casello di Caianiello cominciano gli squilli dei telefonini, i parenti vogliono informazioni sull’orario di arrivo… Si respira aria di familiarità e allegria sulle note di una melodica canzone napoletana, intonata al microfono, con patimento, e si torna indietro nel tempo, fra un misto di nostalgia e gaiezza per essere stati bene questi due giorni.
A Caserta Sud scende la prima coppia: marito e moglie di mezz’età, sono festosamente salutati da tutti noi. Li vedo sottobbraccio, allontarsi nel buio.
Velocemente ci avviciniamo alla prossima fermata. A Piazza Garibaldi scendiamo in parecchi.
Il presidente e la premurosa vicepresidente ci salutano cordialmente e, fra il vociare dei saluti e il chiedere i bagagli, realizzo che la gita è finita.
Rivedo il papà, che è venuto a riprendere la ragazza, che è stata la mia prima conoscenza e me la ritrovo vicino. La saluto affettuosamente ed ella, tranquilla, mi ringrazia per la presenza. Emozionata, non riesco a rispondere che sono io a dover ringraziare per tutto quello che hanno saputo darmi tutti con la loro grande lezione di vita.
Guardo in alto e lassù brilla una luna più tonda e più raggiante che mai.
Ottobre 2003
Anna.

